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BIOGRAFIA - Ettore Canali
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ETTORE CANALI
La storia di un designer bresciano
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Ettore Canali nacque a Chiari, città della provincia di Brescia, il 23 gennaio 1894. Era figlio di un ferroviere, Giovanmaria, di Ponte San Marco, un paese anch’esso bresciano, e di Marianna Bertinotti, di Chiari.

La famiglia Canali, che ben presto si era arricchita, oltre ad Ettore, di altri tre figli, Stefano, Piero e Carlo, si trasferì a Brescia, dove Ettore frequentò tre anni di scuole tecniche. Si trattò, probabilmente, di corsi tecnico-professionali, forse della scuola “Moretto”, che includeva insegnamenti inerenti alle arti applicate.

Terminata la fase scolastica, già a quattordici anni entrò come apprendista disegnatore nello studio del più brillante ingegnere dell’epoca, Egidio Dabbeni.

Il giovane Dabbeni era stato il precursore dell’impiego del cemento armato, un maestro del Liberty ed era reduce da prestigiosi successi come quello riconosciutogli per la progettazione degli stand dell’Esposizione bresciana del 1904.

Il Canali ebbe subito modo di farsi notare per la sua abilità grafica, che, come allora avveniva, per una tradizione didattica che abbinava il disegno alla creatività artistica e architettonica, gli consentì di ottenere incarichi di sempre maggiore responsabilità nello studio Dabbeni. In famiglia si ricorda che egli, ancora prima della Guerra mondiale, godeva di un buonissimo stipendio, tanto da poter soddisfare la sua passione per i motori: le motociclette e le nascenti automobili.

Soldato della Grande guerra, fu apprezzato anche in quell’ambiente per le sue capacità nel disegno e fu incaricato di raffigurare vedute prospettiche del fronte nemico. Rientrato a Brescia, riprese il lavoro presso lo studio Dabbeni.

Nel 1921 volendo cogliere opportunità più promettenti, decise di trasferirsi con la giovane moglie Pierina Zacco, a Nancy, in Francia, attraverso un viaggio avventuroso, su una moto con sidecar, il tecnigrafo e la dote. Le città di Nancy ed Epinal, dove i due giovani abitarono, erano state distrutte dalla guerra e quindi offrivano ampie occasioni di lavoro per professionisti che si applicassero alla ricostruzione.

Pur non avendo alcun appoggio, il Canali ottenne rapidamente un posto di lavoro, esibendo le proprie qualità di disegnatore progettista. Anche in quell’ambiente egli fu rapidamente apprezzato, tanto da entrare in società con gli originari datori di lavoro. Contemporaneamente, mantenendo i contatti con Brescia, con lo studio Dabbeni, chiamò in Francia, per collaborazioni, importanti artisti bresciani, tra i quali lo scultore Claudio Botta. Una frenetica attività lo indusse anche a frequentare gli ambienti culturali parigini, in quegli anni fitti di presenze italiane.

Nel 1928, dopo aver scartato l’ipotesi di seguire due fratelli che emigravano negli Stati Uniti, rientrava a Brescia con la famiglia, nel frattempo cresciuta, con la nascita di due figli: Mario e Guido.

Nonostante la lunga assenza da Brescia riuscì in pochi anni a reinserirsi professionalmente in modo brillante. In Francia si era occupato anche della progettazione di arredamenti e, tornato in Italia, scelse di impegnarsi in quel settore, verso il quale si riteneva particolarmente portato. Il Canali, dotato di una laboriosità infaticabile e di grandi capacità progettuali, seppe conquistarsi una scelta élite di clienti, appartenenti anche all’alta borghesia bresciana.

Nei primi anni Trenta progettò e realizzò gli arredi per alcune prestigiose ville nel quartiere elegante di Porta Venezia, a Brescia.

Nel 1936 veniva insignito del titolo di Cavaliere del Lavoro dell’Ordine della Corona Italiana. Nel frattempo la famiglia si accresceva di altri otto figli: Elio, Gianni, Anna, Gabriele, Edda, negli anni quaranta, Nevio, Leonardo ed Elena.

Egli disegnava e forniva l’arredo per la sede industriale bresciana del comm. Roberto Ferrari, presso l’omonimo villaggio in Viale Duca degli Abruzzi, e per le ville del medesimo Ferrari di Via Ambra d’Oro 187, nonché per la residenza delle famiglie Folonari, Wührer, Tomè, Dante Petaccia, Pasotti, Beretta (Gardone Val Tromipia), Conte Lechi, Maestro Arturo Benedetti Michelangeli (via Marsala a Brescia e in Franciacorta), Gnutti, nel torrione di Piazza della Vittoria.

In quegli anni, essendo entrato in contatto con il progettista della dimora-monumento del Vate, Giancarlo Maroni, riceveva il prestigioso incarico di arredare gli ambienti più importanti del Vittoriale di Gabriele d’Annunzio, a Gardone Riviera. Ettore Canali iniziò a disegnare e produrre gli elegantissimi arredi dello Schifamondo. Il lavoro, molto impegnativo, si svolse nel corso di parecchi anni, fino al dopoguerra. L’opera per D’Annunzio lo consacrò come progettista-ebanista di altissimo livello.

Nel 1934/1935 Ettore Canali trovava un accordo con il Pio Luogo dell’orfanotrofio maschile, assumendo in concessione la direzione e l’uso delle officine di falegnameria di Brescia, in Contrada delle Bassiche, e offrendo, contemporaneamente, l’impegno di istruire i giovani ospiti della struttura, che potevano imparare le tecniche di falegnameria applicandole alla pratica del laboratorio.

Le produzioni, in Brescia, consistettero nella fornitura di arredi, infissi compresi, per varie società ed uffici pubblici, tra i quali la sede dell’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro, di Piazza Mercato, la sede della Società Elettrica Bresciana, di Via Leonardo da Vinci, la Banca Nazionale del Lavoro, di Piazza Vittoria, la Banca Popolare di Novara, di Corso Zanardelli, la Chiesa della Casa Madre delle Ancelle della Carità, di Via Moretto, la sede della Stipel, le sale cinematografiche Centrale, Crocera, Leonessa, gli uffici dell’industria Sant Eustacchio.

Nel 1939/1940 acquistò una bella proprietà a Gaino, presso Maderno, sulla riva occidentale del Lago di Garda, denominata “Le Selve”, una vecchia costruzione del Settecento, abitata, durante il dominio francese, dal Generale Murat. Con l’aiuto dell’architetto Maroni restaurò l’edificio e costruì un’importante residenza, che, a causa della seconda Guerra mondiale, costituì l’abitazione di tutta la numerosa famiglia, in quei terribili cinque anni. Infatti, divenne il rifugio non solo dei Canali, ma anche di tutti i parenti ed amici, tra cui i Coccoli, i Botta, gli Zacco, i Pasotti, i Tavella, i Paleari, il pittore Lamberto Lamberti e molti altri che divisero con la famiglia anche molte estati successive.

Durante la guerra il lavoro di Ettore Canali si ampliò ad interventi anche esterni all’ambiente bresciano, come avvenne per la progettazione degli arredi per un intero complesso residenziale degli ufficiali della Marina, a Napoli, per conto della società “Navalmeccanica”.

Negli anni Cinquanta la ditta Canali ottenne, per incarico diretto, l’intero arredo ligneo della sala consiliare del Comune di Milano, in Palazzo Marino, che, come tutti gli altri lavori, è tutt’oggi splendidamente ed orgogliosamente conservata.

L’inserimento nell’ambiente milanese fu costruttivo e il Canali vi ottenne incarichi, sia pubblici, sia privati. Arredò l’aula magna dell’Università statale, parte della hall del Piccolo Teatro e la sede dell’associazione “La Patriottica”, presso Piazza della Scala. Fu in contatto professionale con molti tecnici e architetti milanesi come l’architetto Ambrogio Annoni, l’ingegnere Gerla, l’ingegnere Polastri, l’ingegnere Chiodi e il celebre architetto Gio Ponti. Per l’architetto Annoni fu arredata anche una villa in Rapallo.

Un importante incarico per gli arredi della società elettrica cremonese comportò l’apertura di un’officina a Cremona, in Via Volturno. Il lavoro di Cremona aumentò: furono realizzati gli arredi per la proprietà Negroni e per gli uffici del noto salumificio, per la sede del nastrificio Alquati, il cui proprietario fece arredare dal Canali anche la propria villa di Sulzano, sul Lago d’Iseo.

Nel 1960 i Canali avviarono anche un’attività decisamente più industriale, producendo cabine in legno di ascensori per conto della ditta Fiam, e si accordarono inoltre con la ditta milanese di arredi De Padova, per essere concessionari e anche produttori di mobili della loro linea Miller, americana. Le conoscenze milanesi indussero rimandi ad altri contesti, che si estesero al Piemonte.

A Torino, i Canali arredarono un palazzo dei Lora Totino, il cui erede, l’ingegnere Dino, fu il grande creatore delle funivie del Cervino e anche autore dell’antesignano progetto privato del traforo del Monte Bianco. Per il Conte Lora Totino fu arredata interamente anche la famosa residenza "Casa del Sole" a Cervinia. Ad Alagna, per la famiglia Zegna, fu arredata una villa.

La presenza in Torino di Ettore Canali consentì l’incontro con l’architetto Carlo Mollino, celebre personalità della cultura italiana. Su suo disegno il Canali produsse una celebre poltrona che lo introdusse anche nel mondo del design di alta qualità.

Ettore Canali, personalità vulcanica, grande lavoratore e geniale creatore, abile nelle relazioni professionali, amava creare attorno a sé anche un ambiente colto.

I suoi amici artisti, come lo scultore Claudio Botta, il pittore Eliodoro Coccoli e il pittore Pini, costituivano, con lui, una sorta di cenacolo e l’obbiettivo di una scuola di design, simile alla Bauhaus, rimase sempre un sogno del Canali.

Il notevole patrimonio raccolto, grazie alla sua attività, lo indusse negli anni Cinquanta ad intraprendere operazioni immobiliari di grande importanza, basate sulla costruzione di edifici residenziali da porsi in vendita. Fu una di queste operazioni a scardinare l’attività e la solidità finanziaria del Canali. Egli aveva commissionato all’architetto Giancarlo Maroni il progetto della propria villa di Via Cantore 8, (anni Trenta-Quaranta) dei laboratori di falegnameria annessi e di un edificio su Via Francesco Baracca, da collocare poi in vendita.

Il clima deregolato dalla ricostruzione post-bellica, spesso molto permissivo sotto il profilo normativo, induceva la costruzione di edifici fuori norma e irregolari.

Ettore Canali decise, su progetto dell’ingegnere Chiodi di Milano, successivo a quello dell’architetto Maroni, deceduto nel frattempo, di erigere un edificio più alto del progetto iniziale e del consentito.

L’operazione, solitamente tollerata in quell’epoca, fu invece presa, unico caso in Brescia, ad emblema di una fermezza amministrativa del Comune, che si oppose giudiziariamente alla costruzione. Il braccio di ferro portò al blocco dell’operazione immobiliare per circa 10 anni e alla demolizione di due piani dell’edificio, al pagamento di una forte ammenda, ad una progressiva perdita economica da parte del Canali, che subì un conseguente tracollo finanziario. La sua forte tempra rimase profondamente scossa da quella pesantissima vicenda.

Ettore Canali morì il 26 maggio del 1967 lasciano innumerevoli opere, lo spirito di una indefessa genialità creativa ed imprenditoriale, per la verità, e immeritatamente, assai poco ricordata e celebrata.

 

Testo a cura del Prof. Robecchi

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